NATIVE ADVERTSING: UN NUOVO MODO DI FARE WEB MARKETING

Abbiamo deciso di mettere come immagine di questo contenuto un frame del video prodotto da Ford #ilpiubelviaggio in occasione della festa della Mamma perché ci è sembrato l’esempio più bello e più riuscito di Native Advertising. (Il video è alla fine dell’articolo.)

La Native Advertising è la nuova frontiera del web marketing offrendo contenuti sponsorizzati attraverso una esposizione naturale degli stessi così da sembrare parte integrante dell’ambiente nel quale sono collocati. È come quando nei film anni’80 la camera inquadrava per caso la classica bottiglia di amaro sul tavolo mentre gli attori erano intenti a recitare la scena.

Diversamente dalla pubblicità tradizionale che “distrae” il lettore dal contenuto per comunicare il messaggio, la Native Adv “immerge” la pubblicità dentro il contesto e lo fonda con esso. Infatti chi progetta e realizza campagne pubblicitarie native, ha lo scopo non solo di attrarre l’attenzione dell’utente, ma di coinvolgerlo. Così da realizzare quel concetto proprio della riconoscibilità di un marchio che fa dell’engagement motivo di notorietà legando fortemente a sé tutti i suoi fan.

Interessante a tal proposito è lo studio del blogger Giannino sul come misurare e creare l’engagement.

 

IL BELLO DELLA NATIVE ADV

è che non ti sembra ti guardare una pubblicità e quindi di non essere interrotto nella visione o nella lettura del contenuto in quanto il messaggio pubblicitario è parte integrante del contenuto stesso.

Possiamo pensare al classico articolo editoriale sulle qualità di un prodotto o come quando nelle partite di calcio assistiamo ad un meraviglioso gol di Cristiano Ronaldo e le telecamere ripropongono l’azione mostrando le scarpe brandizzate che hanno permesso il calcio.  O meglio quando Bolt per esaltare le sue vittorie bacia le proprie scarpine che gli hanno permesso di bruciare piste ed avversari.

Più o meno la native Adv dovrebbe riportare a questi esempi. Ma è proprio così?

Bene se riportiamo questo metodo, che già ritroviamo nella cultura della pubblicità,  nel web troveremo che le principali forme di Native Advertising che siamo abituati a vedere ogni giorno le troviamo tra i True View di Youtube, i Tweet sponsorizzati, i post sponsorizzati di Facebook o le vetrine di Instagram, per non parlare poi dei numerosi youtuber o influencer che quotidianamente sfornano video di ogni genere nei quali inseriscono con naturalezza messaggi pubblicitari che non risultano tali.

Ma siamo sicuri che questo nuovo modo di presentare prodotti o di rafforzare brand sia così nuovo?

Già nel secolo scorso Ogilvy, uno dei copywriter più famosi e geniali della scena pubblicitaria mondiale, creatore della pubblicità moderna, affermava che la pubblicità è quel mezzo attraverso il quale “il prodotto si circonda di valori e finisce per ottenere una propria personalità.” Così diventa parte di noi stessi e della storia che stiamo raccontando.

Allora si comprende meglio il perché la Native Adv diventa un nuovo modo per riproporre vecchie ricette adattandole meglio al contesto storico attuale, dove la condivisione (share) e l’aspetto familiare (social) assumono una importanza notevole nella divulgazione (viral) del messaggio.

 

LA PRIMA VOLTA DEL NATIVE ADVERTISING

Già nel 2008 Dan Greenberg, fondatore della piattaforma Sharethrough, inizia ad utilizzare questo termine per promuovere i propri servizi affermando che la Native Adv è “un tipo di media integrato nel design e dove gli annunci pubblicitari sono parte del contenuto”, ma poi tutto si divulga facilmente e anche in Italia arriva The Multimag  il primo multimagazine, nato dalla partnership fra Condé Nast e Manzoni, che offre una visione naturale del messaggio pubblicitario attraverso diverse prospettive visive multimediali e che, come la maggiorparte delle cose nostrane, per niente utile all’inserzionista o editore che vuole essere parte integrante di questo sistema. Diverso è l’approccio che ha la piattaforma londinese Adnow che  consente attraverso banner multimediali e annunci nativi di presentare i propri prodotti ad oltre 160.000 partner, con oltre 6 miliardi di impressioni al mese in 114 paesi. Ci verrebbe da dire: Tutto un altro mondo!

 

COME SI ARRIVA ALLA NATIVE ADV

Il dilagare del fenomeno definito “banner blindness“, ovvero dell’indifferenza nei confronti dei banner pubblicitari da parte dell’utente web a causa del sovraffollamento degli stessi all’interno dei siti, ha condotto il settore del web advertising a trovare rimedi. L’utilizzo sproporzionato del banner come veicolo pubblicitario conduce gli utenti del web ad ignorare questi messaggi perché ritenuti non pertinenti al tipo di ricerca che si sta effettuando o poco interessanti dal punti di vista del coinvolgimento.

Chi naviga nel web apprende sempre di più gli elementi di questo sistema, acquisisce maggiore conoscenza dello strumento ed inizia a sviluppare una sorta di indifferenza in tutto quello che può essere presentato come pubblicità fine a se stessa rendendola completamente inefficace.

D’altra parte, chi è interessato ad un argomento legge tranquillamento tutto il testo, acquisendo conoscenze e informazioni. Infatti se nell’argomento di interesse vi è integrato un messaggio pubblicitario l’utente sarà propenso ad accettare tale consiglio che utilizzerà nel momento del bisogno.

Ecco che utilizzare nuove forme di comunicazione aiutano gli inserzionisti, abbattono le barriere dell’indifferenza creando coinvolgimento e interazione. La Native Advertising offre la possibilità di risolvere questa problematica e di mescolare il messaggio pubblicitario nel contenuto editoriale con estrema naturalezza tale da rendere il tutto famigliare e quindi accettato e riconosciuto dall’utente.

La tendenza, quindi, diventa quella di dirottare sempre di più gli investimenti dalla Pay per Click verso la Native Advertising, creando così maggiore coinvolgimento.

 

MA NON È CHE CI INGANNA?

Ma non è che poi la Native Adv diventa pubblicità camuffata e quindi ingannevole?

Ecco che poi i dubbi ci assalgono, specie quando entra in campo la fiducia dell’utente che è poi anche consumatore al quale proponiamo un messaggio che lui ritiene naturale ma che in verità nasconde pubblicità. Allora come si fa? Ecco! Come ci si differenzia da un semplice influente!? Cioè come faccio a stabilire che la native advertising non sia una pubblicità camuffata da contenuto editoriale? Come viene tutelata la fiducia che gli utenti ripongono in un contenuto non commerciale ma che contiene elementi di messaggio pubblicitari anche se non evidenti?

E le domande diventano tante ma la risposta è solo una: chiarezza!

Il tutto dovrebbe essere superato dalle caratteristiche stesse del messaggio Native Adv e cioè

  • La natura sponsorizzata deve essere evidente e chiara.
  • La linea editoriale va rispettata.
  • Il design deve essere fedele alla piattaforma.
  • La qualità deve essere superiore.

Una mano in questo senso, già dal 2013, l’articolo Native Advertising: è solo una moda? di Travaglini sul blog italiano Native Advertising, riportando il tutto in una dimensione più reale, diciamo a dimensione terrestre!

 

NATIVE ADV È PROFESSIONALITÀ

Chi utilizza questo metodo non può pensare di realizzare un contenuto amatoriale ma deve necessariamente utilizzare professionalità e strumenti che garantiscano la differenza tra una semplice contenuto editoriale ed un Native Advertising.

Numerose sono gli esempi di Native Adv di successo: Netflix su New York Times con la presentazione di argomenti legati alle donne nel sistema carcerario americano, Fan Page & Msc Crociere con una pagina dedicata a contenuti, widget e banner contestualizzati;  Friskies che va sul canale social di Buzzfeed con un vide 

e poi c’è Ford – #ilpiùbelviaggio. Davvero un capolavoro.

Lanciato in occasione della Festa della Mamma, è un esempio tutto italiano di Native Adv  ben riuscito, grazie alla forte carica emotiva che racconta la storia di alcune donne che mostrano la responsabilità e la fatica di diventare mamma. Ma questo viaggio, diventa più lieto se fatto nella nuova Ford B-Max, che appare solo alla fine.

 

 

I TIPI DI NATIVE ADV

Per la IAB Native Advertising Task Force, ci sono 6 formati di annunci nativi di base:

annunci nativi in-feedsearch & promoted listingscontent recommendationwidget custom content units

Fondamentale è adeguare sempre la Native Adv al contenuto della pagina, al design e alla piattaforma che ospita il contenuto.

Con questo viaggio nella Native Adv, abbiamo scoperto un nuovo modo di proporsi al mondo del web. Se vuoi possiamo parlarne insieme.

L’ agenzia di comunicazione Glocos, certificata Google Adwords, ti offre in tal senso soluzioni di web marketing adatte alle tue esigenze aziendali.

Contattaci anche solo per un semplice consiglio.

Nico Conte
Art Director | Seo specialist
conte@glocos.it

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